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Abbiamo pensato di arricchire il sito con una nuova pagina dedicata non solo, alle grandi rarità Filateliche e Storico Postali di tutti i tempi, ma anche a quelle “non unicità” che, in un modo o nell'altro, suscitano un particolare interesse collezionistico. E' questo il frutto di una ricerca cui si sono dedicati con scrupolo e passione diversi collaboratori ed appassionati del settore. Sono “schede tecniche” semplici e sintetiche che, realizzate nel corso degli anni, vengono proposte così come elaborate dagli estensori, caratteristica questa che consente di “rivivere”, nel contempo, un collezionismo d’altri tempi.  A tutti un sincero ringraziamento ed apprezzamento per il lavoro svolto. L'aggiornamento della pagina avrà una cadenza settimanale, la collaborazione è aperta a tutti coloro che vorranno proporci pezzi e rarità di ogni tempo e di ogni luogo.


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venerdì 13 novembre 2015

Z U R I G O  1 8 9 3 
  4  e  6  R A P P E N   -  N E R O  S U  R O S A
  

Notati gli ottimi risultati dell’innovazione nel servizio postale inglese, consistente nella creazione del francobollo, il Cantone di Zurigo decise, come secondo Stato al mondo, di emettere propri francobolli. Il 1° marzo 1843 furono emessi 2 valori, da 4 e 6 rappen, il primo per il porto locale, il secondo per quello cantonale. Furono disegnate cinque matrici di ciascun valore riportate poi per 20 volte sulla pietra litografica per la composizione del foglio di 100 esemplari. Sono stampati in nero ed hanno un fondo di sicurezza in rosa, che in una parte della tiratura è verticale, e nell’altra orizzontale.

La lettera che riproduciamo, è una delle più importanti di questa emissione. E’ affrancata con un 4 rappen ed una coppia del 6. La tariffa di 16 rappen corrispondeva al porto cantonale raccomandato. I francobolli, che hanno il fondo verticale, e la lettera sono splendidamente conservati.  

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma novembre 1975 n. 60


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venerdì 6 novembre 2015

M A U R I Z I O  1 8 4 7   

Isola di Maurizio è stata la prima colonia inglese ad emettere ufficialmente francobolli ed è in linea assoluta il quinto stato ad averlo fatto. Furono ordinati cinquecento pezzi da 1 penny e cinquecento da 2 pence all’unica persona dell’isola, un orologiaio di Port Louis, che capiva qualche cosa di incisioni, sistema questo considerato come unica sicurezza contro le falsificazioni. Egli si ispirò, senza alcun dubbio, al primo francobollo inglese, ma usò l’impropria dizione “Post office”, che nelle emissioni successive venne rettificata in “Post paid”. La piccola tavola, che recava incisi entrambi i valori fu addebitata 10 sterline ed il costo della carta e della stampa era di mezza sterlina per ogni mille pezzi. Il costo dell’emissione fu di dieci sterline e mezza ed il ricavo di sei sterline ed un quarto. Forse un caso unico in filatelia. I francobolli incontrarono immediatamente il favore del pubblico e furono subito esauriti; molti di essi servirono per affrancare gli inviti al ballo del Governatore del 30 settembre. Sono sopravvissuti dell’1 penny 2 esemplari nuovi, 6 usati sciolti e 6 su lettera; del 2 pence 3 esemplari nuovi, 7 usati sciolti e 2 su lettera.
                

La lettera in figura è certamente una delle più belle esistenti. Il francobollo presenta margini intatti ed ha il pregio di avere un bell’annullo circolare a data (solo due “Post Office ce l’hanno). La lettera, stupendamente conservata, fu trovata nel 1898, ben 51 anni dopo il suo arrivo, dalla moglie del destinatario, che la vendette subito per 600 sterline. L’acquirente, il Sig. W. H. Peckitt la cedette lo stesso anno al Conte di Kintore per 850 sterline. Il Principe del Galles (futuro Re Giorgio V) l’acquistò per la collezione Reale nel 1904. Come è noto, la famiglia reale ha donato l’intera collezione al “British Museum ed anche questa lettera, assieme agli altri tesori, vi si trova tutt’ora per la delizia dei visitatori.

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma luglio 1973 n. 35


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venerdì 30 ottobre 2015

G U Y A N A  I N G L E S E  1 8 5 1 
  2  C E N T S    N E R O   S U   R O S A   

La prima emissione della Guyana inglese (1850-51) è indubbiamente una delle più “primitive” come esecuzione. Questi francobolli sono conosciuti con il nome di  “COTTONREELS (rocchetti di cotone) per la caratteristica forma. Data la loro semplicità, per timore di falsificazioni, tutti venivano firmati con le iniziali di uno dei cinque ufficiali postali. Quattro sono i valori, tutti stampati in nero su carta colorata: 2 cents rosa, 4 cents giallo, 8 cents verde, 12 cents azzurro. Il 2 cents è il valore più raro, ed è un “valore supplementare” emesso il 1° marzo 1851, otto mesi dopo gli altri valori, per le lettere di città, che fino ad allora dovevano essere ritirate all’ufficio postale. Di esso esistono complessivamente 4 pezzi sciolti (tutti ritagliati in cerchi) e 3 lettere affrancate con una coppia. Dei quattro esemplari sciolti uno è nella Collezione reale inglese al British Museum, ed uno nel Museo postale di Berlino. Delle tre lettere, una ha la coppia molto difettosa e riparata e si trova al British Museum, una molto difettosa è nella collezione Champion, la terza, quella che viene riprodotta, è indiscutibilmente la più bella, non solo, ma ciascuno dei due esemplari è di gran lunga più bello di tutti gli altri esistenti.

 

Questa lettera fu venduta nel 1897 dal figlio del destinatario al Sig. E.C. Luard che la cedette lo stesso anno alla Ditta Stanley Gibbons per 650 sterline. Rivenduta da questa ditta all’esperto tedesco Willadt e successivamente al commerciante tedesco Kosack, entrò poi nella collezione del Barone Transeke-Roseneck che la pagò 20.000 marchi. Gli eredi vendettero la collezione all’esperto Kohl, che rivendette la lettera alla Stanley Gibbons. Nel 1901 venne acquistata dal Barone Ferrari de la Renotière per 1000 sterline. Alla vendita all’asta della collezione Ferrari, 23 giugno 1921, fu acquistata da Maurice Burrus per 5.245 sterline. Il 26 novembre 1963 all’asta della Guyana di Burrus realizzò a Londra 25.000 sterline e meno di sette anni dopo, il 26 marzo 1970, ancora una volta all’asta a Londra fu aggiudicata a 75.000 sterline.

bibliografia:Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma ottobre 1971 n. 15

 

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venerdì 23 ottobre 2015

B E R M U D E  1 8 4 8 
  1  P E N N Y   R O S S O   S U  A Z Z U R R O  

I primi francobolli delle Bermude hanno un fascino particolare per il loro aspetto primitivo e per la loro storia.

 

Dei sei esemplari esistenti (ed anche dei quattro impressi in nero) questo che veniamo a proporre è di gran lunga il più bello, l’unico veramente perfetto e l’unico conservato su lettera. E’ il primo dei “Perot” ad essere stato scoperto, ed il primo ad essere stato offerto, nel 1897, sul mercato. Fu rifiutato e ritornò nelle Bermude. Fu successivamente acquistato dal più forte collezionista di tutti i tempi, il Barone Filippo De Ferrari de la Renotière. All’asta Ferrari, nel 1922, realizzò 30.000 franchi francesi e passò nella Collezione Burrus. All’asta di questa collezione, il 24 luglio 1963, tenutasi a Londra, realizzò 11.000 sterline ed oggi vale molto di più. Siamo lieti che faccia parte di una prestigiosa collezione italiana.

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma febbraio 1972 n. 19      

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venerdì 16 ottobre 2015

A U S T R I A  1 8 6 7
  5  K R E U Z E R   R O S A   C A R M I N I O  

L'’emissione di Austria del 1867 comprendeva i valori da 2, 3, 5, 10, 15, 25 e 50 Kreuzer. Fu stampata fino alla fine del 1874 con dei clichés dal disegno piuttosto grossolano (grober Druck) e su carta abbastanza spessa e non levigata e da questa data in poi con clichés molto più nitidi (feiner Druck) e su carta sottile e liscia. Del 5 Kr. esistono due tipi ben distinti; il primo fu sostituito negli ultimi mesi del 1872 con il secondo. Si distinguono per diversi particolari, due di essi sono messi in evidenza grazie all’aiuto delle frecce rosse.


I tipo-la cifra 5 è centrata e la sua asta orizzontale è molto incurvata. Il fregio indicato in basso è appena accennato.

II tipo-la cifra 5 è spostata a sinistra e la sua asta orizzontale è quasi diritta. Il fregio indicato in basso è molto più grande e diverso.

Per il costo modesto e per le tante varietà di carta e di dentellatura questa è una delle emissioni che sono state più studiate ed approfondite. L’errore “classico” di questa emissione è il “3 Kreuzer rosso”. In qualche foglio del 5 Kreuzer un cliché venne ad un certo punto sostituito ed al suo posto venne erroneamente inserito un cliché del 3 Kr. Ne derivò questo famoso errore di colore, del quale sono noti 6 soli esemplari, tutti usati in Ungheria nel luglio e nell’agosto del 1867. Si riteneva che nulla di nuovo su questa emissione potesse essere ancora scoperto, ma non era così!

    

Uno dei più grandi esperti del mondo, Herbert Bloch, nello studiare le prime date di uso del II tipo trovò la lettera riproposta in figura, che affrancata con la coppia del I e del II tipo (oltre che con un normale II tipo). Nessuno aveva mai supposto che potesse esistere la coppia con i due tipi e l'origine di essa deve ritenersi identica a quella del “3 Kr. rosso” e cioè l’errata sostituzione di un cliché con uno non corrispondente. Herbert Bloch ha dichiarato che questa è stata la più grande scoperta della sua lunga vita di studioso ed effettivamente anche noi la riteniamo addirittura sensazionale.

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma aprile 1975 n. 54



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venerdì 9 ottobre 2015

S T A T O   P O N T I F I C I O   1 8 5 2
  1 SCUDO ROSA CARMINIO 

La prima emissione dello Stato Pontificio, apparsa il 1° gennaio 1852, comprendeva questi otto valori: 1/2, 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 bajocchi. In luglio apparvero i due alti valori da 50 bajocchi (il giorno 12) e da 1 scudo (il giorno 15), ed il 1° ottobre l’ultimo valore complementare da 8 bajocchi. Il valore più alto, l’1 Scudo, ebbe una tiratura di soli 10.000 esemplari. Lo scudo corrispondeva a Lire italiane 5,37 ½ e questo è il massimo valore facciale di un francobollo dei nostri Antichi Stati.


La lettera che riproduciamo ha un’affrancatura di Scudi 5 e bajocchi 20 che è la massima conosciuta di tutti i nostri Antichi Stati, come è stato messo in rilievo dal Dott. Enzo Diena nel suo dotto articolo su “Gli alti valori degli Antichi Stati Italiani e la loro presenza nelle massime affrancature” pubblicato nel bellissimo volume edito dal Comitato Organizzatore dell’Esposizione Filatelica Internazionale di Basilea nel 1974. La striscia verticale di tre, unica esistente su lettera è assolutamente impeccabile ed anche gli altri esemplari sono in ottimo stato. Questa lettera, che è un relativamente recente ritrovamento d’archivio, è uno dei pezzi più importanti degli Antichi Stati Italiani. A tale riguardo riproduciamo l’articolo apparso nel 1953 sul “Corriere d’Informazione” che annunciava questo ritrovamento.

                          

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma gennaio 1975 n. 51


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venerdì 2 ottobre 2015

T O S C A N A   1 8 6 0
  C A C C I A T O R I   D E L  T E V E R E 

Dal 7 settembre al 20 ottobre 1860, nelle località dello Stato Pontificio occupate dal Corpo Volontario, detto dei Cacciatori del Tevere, al comando del Colonnello Luigi Masi, furono adoperati, in luogo dei francobollo pontifici, quelli della serie provvisoria di Toscana (c.mi 1, 5, 10, 20 e 40), annullandoli con i bolli in dotazione agli uffici postali. Le località occupate furono: Città della Pieve (7 settembre), Orvieto (11 settembre), Bagnorea (17 settembre), Celleno (17 settembre), Montefiascone (17 settembre), Viterbo (20 settembre), Civitacastellana (24 settembre), Corneto (24 settembre), Rignano Flaminio (2 ottobre), Castelnuovo di Porto (2 ottobre), Fiano Romano (2 ottobre), Poggio Mirteto (5 ottobre). Svanita la possibilità di liberare Roma, i Cacciatori del Tevere iniziarono lo sgombro dei territori da Poggio Mirteto l'8 ottobre, completato a Orvieto il 20 dello stesso mese.

        

Lettera partita da Bagnorea e giunta a Viterbo il 7 ottobre 1860, affrancata con il 5, 10 e 40 centesimi del Governo Provvisorio di Toscana. Questa straordinaria lettera è uno dei documenti filatelici più affascinanti e più preziosi del nostro Risorgimento. E' noto un solo frammento dei “Cacciatori” con due diversi valori di qualità però scadente. Non esistono altre affrancature né bicolori, né tricolori.

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma aprile 1971 n.   10

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venerdì 25 settembre 2015

STATO PONTIFICIO
1864 - 50 BAJOCCHI AZZURRO OLTREMARE

La prima emissione dello Stato Pontificio, apparsa nel 1852 era composta di 11 valori, dal ½ bajocco allo scudo. Il valore da 50 bajocchi, azzurro, ebbe, al contrario dello scudo, che fu venduto solamente a Roma, un uso abbastanza esteso e si conosce usato in una decina di uffici postali. Nel 1864 le scorte di questo valore, che aveva avuto una unica tiratura di 50.000 esemplari erano prossime all'esaurimento e si decise così di provvedere ad una ristampa di 10.000 esemplari. Dopo dodici anni la tavola, probabilmente non conservata a regola d'arte, si era fortemente ossidata. Tutti i 50 stereotipi (2 gruppi di 25 disposti verticalmente e separati da un interspazio) erano stati corrosi dall'ossido e la stampa ne risultò ovviamente granulosa e confusa. Nacque così un francobollo di aspetto nettamente diverso, anche per il colore adottato, che fu un azzurro oltremare cupo anziché l’azzurro chiaro del primogenito. Filatelicamente è considerato un “altro” francobollo, ha un proprio numero ed una catalogazione separata, ed a questo proposito possiamo affermare che a nostro avviso è uno dei francobolli più “sottoquotato” degli Antichi Stati Italiani, data l'esiguità della tiratura (la quinta parte del 50 Baj normale) e la sua effettiva rarità, che non giustifica la troppo piccola differenza di valutazione con l’altro (25 % circa in più).

                     

Una caratteristica di questo francobollo che era condivisa, per tutti gli Antichi Stati Italiani, solamente dal 3 lire di Toscana, era costituita dal fatto che non ne era noto nessun “multiplo”; nemmeno una coppia, né nuova, né usata, prendendo in considerazione naturalmente solamente i francobolli ordinari (non esistono infatti coppie usate del segnatasse per giornali, e di alcuni fiscali). Abbiamo detto “era” perché una coppia verticale, che siamo lieti di riprodurre, esiste. Nessuno la conosceva, perché apparteneva ad una antica collezione mai esposta, nessuno naturalmente all'infuori del proprietario e del Maestro di tutti i tempi, Emilio Diena, che scrisse al verso del frammento:

II tiratura – unico paio a me noto

La coppia è in ottimo stato di conservazione con ampi margini e bordo di foglio (o interspazio di gruppo in basso). E’ senza ombra di dubbio uno dei pezzi più importanti dello Stato Pontificio.

bibliografia: Francobolli, Sassone Editrice, Roma aprile 1977 N. 76, IV di copertina   


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venerdì 18 settembre 2015 

UNA RARA LETTERA DI NAPOLI

Il segno caratteristico della seconda tavola del 2 grana del Regno di Napoli, è costituito da una piccola macchia bianca posizionata sotto la prima lettera N di NAPOLETANA ed appare in quasi tutti gli esemplari della tavola (circa 170 su 200). La terza tavola del medesimo valore, offre una interessantissima particolarità; essa porta inserita un esemplare della seconda che occupa la posizione 46. Si trova cioè al sesto posto della quinta fila orizzontale del gruppo di sinistra costituito da 100 francobolli. In questo esemplare, oltre che presentarsi la sopraccennata macchia bianca, appaiono anche le altre particolarità caratteristiche della seconda tavola. Emilio Diena nel suo magistrale “I francobolli del Regno di Napoli” così spiega tale fatto e cito testualmente l’Autore: L’operaio calcografico che accudiva alla preparazione di questa terza tavola, facendo rotolare su di essa il cilindretto d’acciaio, ebbe ad interrompere, in un certo momento, il non breve lavoro…. Allorché si rimise all’opera, cominciò a rotolare per errore il rullo che aveva servito per la seconda tavola; ma accortosene dopo ottenuta una impronta, lo abbandonò, e proseguì con quello preparato per la terza tavola...



La lettera sopra riprodotta, spedita da Foggia il 10 maggio 1861 e diretta a Napoli, è affrancata con una striscia orizzontale di quattro esemplari del 2 grana terza tavola (posizioni 44-45-46-47) in cui il terzo francobollo proviene appunto dalla rulletta della seconda tavola. Si tratta dell’unica striscia di quattro conosciuta, avente tale particolarità, nella rara tinta carminio cupo ed è inoltre di qualità eccezionalmente scelta, sia per la freschezza del colore che per la marginatura. 

bibliografia: Emilio Diena, I francobolli del Regno di Napoli e i due provvisori da mezzo tornese del 1860, Milano, Soc. An. Stampa Filatelica Italiana, 1932, p. 173 e seg.; Salvatore Pittaluga, in Il nuovo Corriere Filatelico, anno I n. 2, dicembre 1975, p. 76; Giacomo Avanzo, la collezione Scilla e Cariddi di Napoli e Sicilia, Roma 1989, Tavola 18.     



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venerdì 11 settembre 2015 

SICILIA 1859
ERRORE DI COLORE - 1/2 GRANO AZZURRO
II TAVOLA


Di questo errore di colore sono noti solamente due esemplari, entrambi provenienti da una stessa lettera, partita da Palermo il 21 aprile 1859 e indirizzata a Sua Eccellenza il Cav. Sebastiano Cultrera Ascenzo di Montesano (Siracusa). Questa lettera fu rinvenuta, tra la corrispondenza di famiglia, da un parente del destinatario, che era un collezionista di francobolli. Questo signore staccò dalla lettera e mise in collezione uno dei due esemplari (quello difettoso) e vendette la lettera che entrò a fare parte della collezione del Barone Ferrari De la Renotière. L'esemplare isolato fu successivamente venduto ad un commerciante, che a sua volta lo cedette al Principe Doria Pamphili. Fu esposto nel 1899 all'Esposizione Filatelica di Manchester, ed il 19 novembre 1963 fu venduto all'asta della H. R. Harmer di Londra per conto della Royal Philatelic Society, alla quale il Principe aveva lasciato in donazione tutta la sua raccolta degli Antichi Stati Italiani. Una parte della collezione è tuttora conservata dalla “Royal” in memoria del suo generoso membro-benefattore. L'esemplare realizzò 5000 sterline e fu acquistato da un filatelista belga, il Conte Berlingin, che è anche il proprietario dell'errore di colore del n. 1 di Svezia, il 3 sk. arancio unico conosciuto. La lettera con l'esemplare perfetto fu in seguito tagliata e ridotta al grande frammento che è stato qui riprodotto; in esso si nota l'evidente traccia del francobollo tolto. L'esemplare è stupendamente conservato, ha grandi margini ed un annullo nitido e leggero; è veramente un gioiello per la sua freschezza e per il suo splendido colore azzurro cobalto. E’ senza alcun dubbio uno dei pezzi più importanti della filatelia in generale.

                                                       

           esemplare difettoso staccato dalla lettera indirizzata al

                Cav. Sebastiano Cultrera Ascenzo di Montesano

 



ricostruzione con la posizione originale dei due francobolli


bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma febbraio 1971 n. 8
 

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venerdì 4 settembre 2015

                  AFFRANCATURA MISTA PARMA-FRANCIA

Dal Catalogo Sassone: Durante la permanenza delle truppe francesi nel parmense dopo la conclusione della vittoriosa campagna del 1859 contro l’Austria, i militari di quel Corpo di Spedizione, pur disponendo per le comunicazioni con la madre patria di un efficiente servizio di posta militare, affidarono qualche volta l’inoltro delle corrispondenze alla posta civile locale che naturalmente annullava i francobolli francesi con gli annulli in dotazione. Eccezionalmente per concorrere alla formazione delle tariffe necessarie vennero impiegati, assieme ad un esemplare da 20 c.mi di Francia, valori della serie del Governo Provvisorio (Piacenza – periodo gennaio/febbraio 1860).




Lettera da Piacenza a Parigi del 30 gennaio 1860 affrancata con un 40 c.mi vermiglio di Parma e con un 20 c.mi di Francia del 1854. La grandissima rarità dell’affrancatura, lo splendido stato di conservazione della lettera e la perfezione assoluta dei due francobolli, fanno di questa “mista” uno dei gioielli dei nostri ducati.

bibliografia: Rivista dei Francobolli, Sassone Editrice, Roma ottobre 1970 n. 4, pag. 49      


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